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Crispy, crunchy, and crackly ~ these are the sounds of Zolfo. In real life, we hear such sounds in crumpling paper and leaves underfoot. In the electronic realm, they surface in cellphones, computers and amplifier feedback. Blend organic and electronic, as Gianluca Favaron and Anacleto Vitolo have done, and one will hear a padded melange, thicker than the timbres one is accustomed to hearing outside of a factory setting. So yes, that may be a church bell in the title track, stuttered and looped ~ but it may be the imitation of a church bell, the mind struggling to define and categorize what it is hearing. To prepare this album, the artists used a wide variety of sources, from cymbals to laptops, along with the vague term “objects”. Favaron in particular is enamored with decontextualization. Just because something sounds like a singing bowl (“Infrasound”) doesn’t mean it is a singing bowl; and if it is, Favaron and Vitolo have found a new purpose for its thrum. And all the while, drones and hums intrude, eager to colonize the sonic field, while glitches and pops decorate the drones like sparkling debris in a raging river.This is the thicker, busier end of the electroacoustic spectrum, a genre that lacks distinguishing tags, simply because there is so little of it. I call it particle accelerator music (PAM), as it sounds like agitated atoms. “Oblivion” highlights a scuttling sound, like that of the crablike creature racing across the floor in the medical lab of Aliens. Because the sonic field is constantly in motion, it’s hard to get a handle on the heart of these compositions; one drinks them like carbonation. On “Fold-in”, a welcome warmth is added by bells and horns, although the title makes one think of an egg dropped in batter. Thankfully, the metaphor fits. “Reflection” seems to contain power tools, sirens and broken glass, intimating a shattered mirror, or by extension, a shattered sense of self. Only in the album’s closing seconds does humanity make an appearance: pleasant banter and laughter, the lab coats packed away, the atoms free to collide, no longer performing under watchful eyes. Richard Allen – A closer listen

Last week we already had Vetropaco, a collaboration between Andrea Belluci, of Red Sector A, and Gianluca Favaron, now the latter returns with a release with Anacleto Vitolo, of whom I don’t think I heard before. He was part of X(i)Neon, Internos and Algebra del Bisogno. On ‘Zolfo’ he’s responsible for live electronics, cymbals, laptop and objects, while Favaron plays tapes, objects, microphones, analogue and digital effects. Over the course of four months, earlier this year, they composed these pieces of music, which I think are very much along the lines of what one expects from the previous work of Favaron. This is the kind of music that is very ‘now’, combining a variety of musical interests that seem, at least theoretically, wide apart, such as drones, musique concrete, electro-acoustic music, and a bit of looped rhythms, so that it is never really one thing or another. And that I think is great; it is the modern variety of serious electronic music, but without being all together too serious. There is a fine liveliness in these pieces, a rough edge if you will, one that is probably at odds with the ‘rules’ of composing ‘serious’ electronic music, but it works pretty well (see also Tod Dockstader, I was thinking). The gritty bass sounds, the somewhat harsher undercurrent, and then all of that suddenly looped into a bit of rhythm that never goes into a groovy beat. This is in your face and direct, but without everything becoming super loud. Just thoroughly pleasant electronic music with a fine experimental twist. This is exactly how I like these things. Vital Weekly

…Favaron/Vitolo, due esponenti dell’innovativo e vitale mondo legato alla ricerca elettronica italiana si uniscono per produrre sette tracce di oblio e riflessione al contempo. Arte dura e concreta come il suono che producono, subbuglio oscuro e immobile pace. INFRASOUND. Mirco Salvadori – ROCKERILLA

“Zolfo” è l’esordio di un inedito duo formato da Gianluca Favaron e Anacleto Vitolo, musicisti già attivi con nomi diversi nella nuova scena elettronica sperimentale italiana. Elemento fondamentale di questa ottima collaborazione è la continua duplicità: sono duplici gli aspetti dell’elemento zolfo, benefici se usato terapeuticamente o addirittura rievocanti spiriti satanici nella tradizione letteraria; duplice è la presenza di due musicisti fondamentalmente differenti tra loro, il primo più vicino alla sperimentazione “concreta”, il secondo più affine al versante elettronico; due sono le etichette che lo producono, la Manyfeetunder e la Silentes – specializzata in elettronica la prima e nella musica industrial la seconda. La musica di “Zolfo” è invece molto più che duplice, tanto ricca di dettagli sonori da far conciliare esperienze provenienti dalle più varie e ardite ricerche musicali del ‘900. Se i riferimenti alla musique concrète francese sono dispersi un po’ ovunque, non mancano collegamenti con più moderni scenari industrial, con atmosferici acquerelli oscuri, talvolta tanto bui da risultare impenetrabili (“Discorso 12”, “Oblivion”). Le abrasioni noise di “Starting Point” preannunciano i crescendo impetuosi della title track, persino intimorente nel suo formare, minuto dopo minuto, un muro sonoro invalicabile. “Infrasound” fa convivere industrial e dark-ambient, fino a un finale acustico con una sola nota ripetuta, spazzata da venti elettronici, che ricorda l’esoterismo dei Coil. Uno dei momenti più alti è “Reflection”, sorta di sinfonia di musica concreta, glitch ed elettronica di grande potenza espressiva. Ma il meglio giunge nel finale (“Oblivion”) che dilata spazio e tempo per ricreare oscuri paesaggi cosmici abitati da primordiali forme di vita. Musica dell’oblio, musica che scompare rarefacendosi come fosse flebile materia. Valerio D’onofrio – Ondarock

Una discesa improvvisa, una lenta e palpitante esplorazione di un mondo sotterraneo al tempo stesso magnetico e inospitale. Dello zolfo ha il colore intenso, l’odore penetrante, la mutabilità del suo stato e la duplicità di saper proteggere e respingere. A guidarci attraverso questa ambientazione straniante e apocalittica troviamo Gianluca Favaron e Anacleto Vitolo. Fermi in bilico sulla porta d’accesso ( “Starting Point”) si viene attratti da un vortice di frammenti affilati come lame, in graduale crescendo, che deflagrando da l’avvio alla caduta senza soluzione di continuità in un universo che sembra non avere fondo (“Zolfo”). Tutto lungo la discesa diviene assordante e il corpo attraversa un’assenza fatta di luce accecante nella quale lo stato di coscienza gradualmente si spegne. Il risveglio lentamente fa emergere il nuovo scenario, ogni suono con la sua matericità aggiunge dettaglio all’immobile e sfuggente paesaggio che lentamente trova concretizzazione (“Infrasound”). Ci si muove con attenzione , i sensi acuiti dallo scenario insolito, costantemente in attesa di qualcosa (“Discourse 12”), il battito che tradisce l’apparente quiete nella quale riverbera ogni stilla sonora (“Fold-in”). Nella sulfurea oscurità tutto diventa improvvisamente più convulso, i quattro elementi si animano in un flusso avvolgente e minaccioso (“Reflection”) che trova compimento nelle spettrali e abrasive modulazioni che definiscono l’impossibilità del ritorno al mondo della luce (“Oblivion”). Sono vere e proprie immagini in movimento quelle che si sprigionano da “Zolfo”, trame cinematiche costruite con perizia attraverso la virtuosa collaborazione tra due artisti di sicuro talento. Abbandonatevi alla ineluttabilità del loro suono. Peppe Trotta – SoWhat

Zolfo in questo caso è musica eterea, frutto di un’ottima collaborazione tra Gianluca Favaron e Anacleto Vitolo, due musicisti dal lungo curriculum. Favaron è un produttore di musica drone, field recording, ma soprattutto usa linguaggi musicali diversi per esprimere le sue molteplici idee e proposte musicali. Anacleto Vitolo è uno dei produttori italiani più interessanti degli ultimi anni, e ha un sacco di progetti in ballo, tutti con il comune minimo denominatore del suo grande talento e della voglia di sperimentare. Questo disco nasce con l’intento dei due musicisti di esplorare nuove frontiere sonore. Ecco quindi nascere droni con una forte anima elettronica, contraddistinti da una struttura compositiva che diventa narrazione. I droni acquistano fisicità, frutto di una produzione eccelsa, che mette in risalto la potenza di questa musica che si muove sul ciglio di molti confini. Favaron e VItolo mettono a disposizione sulfuree colonne sonore di nostri possibili pensieri, sorvolando territori inusuali ed inesplorati, facendolo con classe e bravura. Una collaborazione, sentita, voluta e davvero molto riuscita, per un disco di alto livello. Massimo Argo – IYEzine

“Anacleto Vitolo, salernitano classe 1985, è uno dei personaggi più interessanti della scena elettronica italiana attuale. Lontano da ogni trend e distante anni luce dall’hype, Anacleto ha costruito con i suoi lavori un’estetica granitica e ben delineata conservando allo stesso tempo, celato dietro i suoi differenti moniker, un’essenza proteiforme che gli ha consentito di attraversare generi e ambienti dell’elettronica senza mai cadere nella fallacia del touche-à-tout.” Intervista su Frequencies.eu http://www.frequencies.eu/2016/10/21/anacleto-vitolo-il-peso-sonoro-di-unidentita-frammentata/

Cerco di ricordare come, a 17 anni, percepivo ciò che usciva dai solchi di dischi acquistati con molta curiosità ma di cuipoco sapevo. Era musica italiana ma suonava diversa, strana per i più, decisamente affascinante per noi che siaccingevamo ad intraprendere un lungo viaggio dentro il suono non convenzionale. A distanza di anni vivo ancora nell’anomalia sonora, c’è sempre molta musica che gira nella mia stanza ma a testimoniare il suo passaggio non ci sono più i vecchi turiboli, sostituiti da nuovi incensieri che sanno disperdere nell’aria ondate contorte di poesia urlante metallo e silenzio. Liturgie future create da gente nata in una realtà globale tutta racchiusa in un piccolo villaggio affollato di potenziometri di segnale e valvole di intercettazione che riconoscono e condividono i suoni a venire, gli stessi suoni prodotti dal nostro interlocutore:  Anacleto Vitolo. (Intervista a cura di Mirco Salvadori per Sherwood.it) http://www.sherwood.it/articolo/5616/come-un-giovane-incensiere-allalba-di-un-villaggio-globale

“Essentially, Liven brings together six beautiful pieces of regenerative, self-powering machinery. The rhythms spin freely like bicycle wheels, powering all manner of beautiful ambient lights and clacking wooden winches, which in turn – through a mysterious, levitational defiance of earthly physics – feed their energy back into the beats that cycle freely beneath. There are glimmers of the headier, amber-lit notions of electronic dance music, yet what makes Liven particularly curious is K.lust’s relationship with rhythmic emphasis. These tracks often ignore the dictation of the downbeat, surrendering to the fluidity of internal momentum and floating past the conventional structural checkpoints in the process. Even though most of these pieces fall under the 10-minute mark, there is a moment within each when I lose my understanding of how long I’ve been here, and for how long I might remain. Each of these pieces is a self-contained eternity, oblivious to age and decay. I’m struck by mental images of prolonged transience and becoming: never-ending sunrise, synthesisers flickering on the brink of power failure. Perhaps it’s this sustained sense of promise that holds Liven within its spiral of infinite renewal, using the false imminence of change to keep each atmosphere in a state of blazing optimism and expectation, forever forcing the rhythmic hydraulics to keep burning for just a second longer. I should pay more attention to the melancholic hue of those waning synth pads, or the emptiness that gapes in every direction as reverb rinses the mouths of canyons and sloshes across the basin of deep space. Embedded just beneath the potential for change is the ultimate knowledge that Liven is trapped within its own samsaric return.” attnmagazine.co.uk

“The main ingredients on ‘Liven’ are soundscapes, beats and energy, initially pushing this album into the techno-scene. But there seems to be a lot more to this album. What I do know, is this: when I walk around on a festival and I hear these nervous and dynamic pieces of music coming from one of the tents, I’m going in. So yes, I like this album and, as soon as possible, I might check out Vitolo’s other music too. You should too, like now.” Merchants Of Air

“House-infused beats. The way the songs unfold is simply stunning as elements of funk, dub, and ambient come together to create a truly colorful collection. Steady driving rhythms feature prominently throughout the songs as each one builds off of the last. By opting for this particular style K.lust at times recalls early 90s IDM. Quite luxurious at times the many layers of sound interact to create a soundscape that teems with life. At their best moments K.lust feels similar to early Autechre, before they dove deep into the digital abyss. The title track “Liven” sets the tone for what follows. At first quiet in nature the song comes into bloom quite quickly. Melody upon melody interact to create intricate patterns that are deeply engrossing, as the rhythm flirts with a more tribal approach at times. Fully fleshed out and rather energetic is the playful “Rite”. K.lust lets varying tempos and textures blend together to create a propulsive track. By far the highlight of the album is the hyperkinetic display of rhythms on “Shove”. Here the rhythms interact resulting in a swirling sea of sounds and styles. At times it recalls jungle, at times a more house-influenced blend, but it refuses to be pigeonholed. Closing the album off on an ambitious note is the sprawling seductive work of “Motion”. Smart, stylish, and infinitely tasteful, K.lust’s “Liven” is a pure joy to behold.” Beachsloth.com

“La capacità di correre in avanti senza mai cedere il passo alla stanchezza, spinti dall’adrenalina della curiosità del bisogno di conoscenza. Chi possiede questa facoltà riesce a trovarsi oltre l’accadimento delle cose, ha l’istinto innato del ricercatore che scruta il tempo a venire attraverso la consolle collegata alla sua macchina del tempo. Anacleto Vitolo riesce a muoversi nel mare magnum di un suono elettronico ormai non più ermetico trovando però isole ancora inesplorate, territori forse sfiorati dall’altrui ricerca ma non del tutto conosciuti. Liven è tutto questo: futura minimalità tribale che giunge dal passato, esplode nel presente e si lancia nel futuro” Mirco Salvadori – Rockerilla

“Liven è il disco più trascendente di un musicista che sta facendo cose davvero importanti, e questa produzione è uno spartiacque nella storia della techno italiana, poiché riporta l’elettronica ad un livello ancestrale e tribale, dove le pulsazioni sono quelle delle tenebre della storia dell’umanità.” Massimo Argo – InYourEyesEzine

“Liven”, pubblicato dalla romana Stochastic Resonance, è un condensato di pulsazioni incalzanti, ispirate all’incedere ipnotico delle ritmiche tribali, che strutturano una narrazione dinamica rifinita attraverso l’uso di tessiture sintetiche  fluide. Ciò che scaturisce da questa fusione è un racconto che ha nell’incedere frenetico la sua costante, di volta in volta declinata secondo coordinate cangianti…” Peppe Trotta – SoWhat

“…di matrice technoide, e per quanto si sovrappongano numerose ritmiche e layer, il suono appare cristallino, circolare e controllato.
Il disco è costruito infatti sull’equilibrio cangiante di rimtiche tribali, pad ambient/drone, bassi che ribollono, echi e riverberi che danno spazialità e dimensionalità (sferiche?) a questo LP di 53 minuti, dal sapore retro/futurista, che mischia ritmiche ancestrali e suoni finemente cesellati.” Pablito El Drito – Antimuzak (MilanoX / Frequencies)

“una musica calda e scorticata allo stesso tempo, una musica caratterizzata dal denso e fluttuante glitch-noise destrutturato di Anacleto (live electronics/processing) e dalle mareggiate ottundenti di Galatro, il cui contrabbasso fluttua e si amalgama con le elettroniche come fosse la cosa più naturale di questo mondo…
Le atmosfere non potevano che essere cupe, come se questa fosse l’ultima musica a poter essere suonata sulla faccia della terra” Antonio Ciarletta – BlowUp Magazine

“…vengo travolto da un’altra micidiale ondata di Doom rivisitato in chiave postmoderna…X(i)NEON tenta di abbattere anche quella possibile barriera (del rock intendo e maturo) sfruttando l’incommensurabile malvagità del noise spinto da macchine che ben supportano l’urto dirompente di un contrabbasso. Un tripudio ininterrotto di suono solidamente costruito da un duo insolito: Anacleto AV-K Vitolo in consolle e Francesco Galatro al doublebass. Un imponente e inarrestabile onda sonica.
DOOM PERIGNON” Mirco Salvadori – Rockerilla

“Registrato nel 2014, ma uscito in cd a gennaio 2016, è il primo ep del duo X(i)neon, aka Francesco Galatro (contrabbasso) e Anacleto AV-K Vitolo (elettronica/laptop).
E’ composto da due momenti di elettronica sperimentale di circa quindici minuti l’uno: siamo in un ambito in cui si incrociano visionaria musica d’ambiente, forti suggestioni industriali e rituali, e poche ritmiche, rigorosamente storte.
L’esperienza dell’ascolto è ipnotica e contemplativa” Pablito El Drito – Antimuzak (MilanoX / Frequencies)

“Procede inarrestabile, alternando stati di quieta tensione ad abrasive esplosioni rumoristiche, il flusso sonoro di “X(i)NEON”, omonimo esordio dell’atipico duo formato dal contrabbassista Francesco Galatro e dal sound artist Anacleto ‘AV–K’ Vitolo pubblicato dalla Manyfeetunder/Concrete…Di notevole impatto cinematico, questo breve lavoro d’esordio ha la capacità di mostrare tutte le potenzialità narrative di un metodo compositivo slegato da rigide convenzioni ed incline ad accentuare l’aspetto emozionale del suo dipanarsi.” Peppe Trotta – SoWhat

“Le basi di Defrag/Rap sono, almeno per metà, le medesime di Fracture, bel disco di Anacleto Vitolo uscito come AV-K. E se Fracture era un infermo di melmose elucubrazioni elettroniche, che sapevano mettere insieme dub, noise, ambient e glitch, quel medesimo inferno viene messo al servizio di un rapping grintoso e di liriche al veleno. Ne viene fuori una musica cupa e arrabbiata, una musica che non ha pause o momenti di riflessione, ma che spinge sull’acceleratore fino al collasso psichico.” Antonio Ciarletta – BlowUp

“…Internos è diventato un progetto tout court…Ovvero dell’esperienza (post)-hip-hop più stupefacente e indecifrabile del nostro tempo…Internos è un ripudio espressionista e colmo di furia degli stilemi e dei luoghi comuni…
Il percorso è uno attraverso testi che giocano con la fonetica e le parole alla maniera dei futuristi, flussi di coscienza trasmutati “automaticamente” in poesia seguendo la lezione di Breton…il contrappunto sonoro li segue a ruota ricamando tutt‘attorno uno scenario di autentico rumore: hardcore, techno, ambient, concrétismi, field recordings convivono in una miscela ruvida e impervia.
Musica e parole sembrano nascere dal medesimo mondo malato, figlie di un espressionismo tirato al limite del comprensibile e del fruibile, ma proprio per questo così potenzialmente vicino a quella Verità che sfugge alla ragione.” Matteo Meda – Ondarock 

“Non tutto l’hip hop italiano vien per nuovere, Il secondo lavoro degli Internos lo sta a dimostrare con la sua forza devastante che agisce in bilico tra parole e suono.  Mirco Salvadori – Rockerilla

“Il disco è un viaggio a volte non facile, ma è un fiorire di sinapsi, un ricercare la libertà buttando a terra barriere a volte invalicabili, c’è rabbia e vita, una speranza di lotta per l’uomo che verrà. Con la nascita della Cogwheel Records Ancaleto Vitolo porta una nuova e fresca ventata nel panorama rap italiano, andando sulle tracce di etichete come Dej – Jux, Anticon e tutta quella avanguardia che va ben oltre il rap. Dentro vi sono la rabbia e la voglia di lottare in primis contro se stessi comanda la spedizione.
Un progetto coraggioso e a tutto campo, molto ben prodotto e davvero interessante. Massimo Argo – InYourEyesEzine

“A tre anni dal più che apprezzabile “Internos”, locuzione evolutasi a moniker stesso del gruppo, A.Rota.B e Kletus.K risvegliano il loro Hip-Hop cyberpunk in un disco di cinquanta minuti che ribadisce i medesimi pregi di allora e, forse, condensa meglio i loro deliri. L’attitudine è identica per visionarietà, suoni industriali, distorsioni, rime articolatissime e temi complessi, ma la tracklist di otto brani (con diversi episodi la cui durata supera i soliti standard) sembra consentire una maggiore alternanza tra musica e strofe, un po’ come se il Rap di A.Rota.B deflagrasse violentemente nelle strumentali di Kletus.K. Va da sé, dunque, che l’intesa tra i due salernitani sia tra i cardini principali di “Defrag/Rap”, operazione del tutto priva di accorgimenti che ne alleggeriscano asprezze ed ermetismo: annullata la melodia, il duo precipita in una prova durissima, ipnotica, asfissiante per estetiche e contenuto, qualcosa che non occorre accostare ad altre uscite – pur al netto di possibili similitudini – perché nel suo genere ha comunque un’identità molto marcata. Ciò che conta è che A.Rota.B e Kletus.K affrontino l’Hip-Hop con mente aperta, offrendone una lettura intrigante e di buona qualità, adatta a un pubblico ristretto, certo, ma sul cui valore credo ci sia poco da sindacare.” Bra – Rapmaniacz

“Si può mettere insieme rap e musica d’avanguardia? A giudicare dal lavoro del duo Internos la risposta è sì. L’incipit “Presso/Delete” fa collidere le ritmiche africane e gli stridori industrial di Kletus K. con il flusso di coscienza di A.rota.B. “Avarie Mentali” incastra post techno apocalittica e flow in stile Zona Mc (anche se più lento!). In “Servi dei sentimenti” i drums si frantumano, mentre la verbosità rap di A.rota.B. non dà tregua. E così via, nei cinque brani che seguono. “Internos” è un tentativo di mettere insieme un rap “altro”, in cui la struttura intro, strofa, ritornello, etc va in pensione, sostituita da un immersione in un ambiente sonoro scuro, avvolgente, ossessivo, in cui le rime viaggiano libere, non condizionate dalle gabbie del pop. Il sesto pezzo, “La Spirale”, realizzato in collaborazione con Mario Gabola, altro battitore libero della cultura elettroacustica campana, è un’apoteosi noise.” Pablito El Drito – Antimuzak

“Fra le tante proposte artistiche passate attraverso il filtro Laverna, la figura diAnacleto Vitolo è forse quella che più di ogni altra è riuscita a raggiungere palcoscenici di livello internazionale, divenendo niente meno che una delle certezze della produzione elettronica di casa nostra. Dividendosi tra ricerca atmosferica, sperimentazione (post)-techno e avanguardia narrativa rap, il producer campano ha raccolto nell’ultimo “Fracture” gran parte di quanto seminato in anni di lavoro in un sottobosco artistico tutt’altro che facile.” Matteo Meda – Ondarock

Azzardare un’esplorazione oltre i confini del proprio territorio disegnando sul taccuino di viaggio ciò che realmente la propria mente ha visto. Ciò che è riuscito ad entrare nel cuore, trasformando sconosciuti paesaggi in luoghi cari da percorrere. Probabilmente questo è il compito del remixer: al pari degli antichi esploratori lui studia e cataloga, sceglie ciò che più colpisce la sua immaginazione e lo trascrive aggiungendo e miscelando la propria fantasia con il materiale raccolto lungo il cammino. Il risultato a volte è sorprendente, equivale ad aprire un’ostrica e scoprire due preziose perle nate nello stesso involucro ma diverse. Come dire: diverso punto di vista (perspective), stesso potenziale (prospective).Perspective/Prospective: una visione diversa/lo stesso potenziale che si inchina all’arte del Suono. Mirco Salvadori – Sherwood

“Di Vitolo e della sua prolifica capacità di regalarci atmosfere sonore di grande impatto emotivo sappiamo qualcosa fin dai tempi in cui utilizzava altri moniker, nonché dalle recenti uscite a nome AV-K “Fracture” e “A centripetal Fugue” che già dimostravano ampiamente il talento del musicista campano. Un’operazione per molti versi riuscita e affascinante che non assomiglia a nient’altro che non sia l’essenza stessa di un ambient allo stato puro di caratura internazionale.” Maurizio Pupi Bracali – Distorsioni.

“Il musicista campano è già passato per le nostre pagine virtuali. Stavolta lo incrociamo per via di questi remix di tracce altrui (artisti del catalogo Laverna) alle quali dà nuova, metallica luce. Sin dal titolo si capisce come egli faccia da tramite per una visione unica che fonde, e confonde, le prospettive. In soldoni Vitolo sceglie le tracce e le piega al suo linguaggio senza però mai cambiar loro i connotati, dando all’insieme lineamenti sì modificati ma esteticamente riconoscibili. Partendo da autori molto diversi tra loro, prova a misurarsi col valoroso Gigi Masin, del quale rivisita lo spleen sognante di “The Last Dj” uscito nel 2008, e a costruire un immaginario tableau vivant in “Alchemy” (di Giorgio Ricci, ex Templebeat), passando per la texture eterea di “When Nothing Happens” (in origine di Fabio Anile) e la calma apparente della sua inedita “Caesar”. Riesce in questo modo a mantenere salda una varietà di sfumature non certo facile da gestire. È questo un lavoro per profondi conoscitori e amanti dell’etichetta co-gestita da Mirco Salvadori (Rockerilla) e soci,  che qui viene omaggiata con rispetto e devozione. Anche noi ci aggiungiamo agli auguri per questi dieci anni di intensa attività.” Mauruzio Ichingoli – The New Noise

Il campano AV-K continua a far parlare di sé, e lo fa promuovendo quattro remix di artisti appartenenti al catalogo della netlabel italiana Laverna. Una traduzione di forte impatto che stupirà per la capacità di inserire ulteriori spunti d’ascolto…un crescendo costante in balia di ondate di incontrollabile passione algoritmicamente romantica. ALCHIMIE. Mirco Salvadori – Rockerilla 

“Anacleto Vitolo, per festeggiare i dieci anni della fantastica netlabel italiana Laverna, sforna questo disco di rimissaggi, cambi di rotta e diverse scritture di pezzi del catalogo dell’etichetta. Ciò che colpisce maggiormente è la cura e la dedizione che si respirano ascoltando le magnifiche uscite, che consigliamo una ad una.
Rimixando questi pezzi Av -K ha composto un trattato di rimissaggio, interrogandosi fin dal titolo sulla diversa prospettiva (Perspective) e sul potenziale in facto dei pezzi (Prospective). Il risultato è un’autentica meraviglia, ovvero uno sguardo più profondo e diverso su pezzi già molto belli di loro, che trovano nuove spiegazioni e nuovi specchi nei quali riflettersi.Un album di remixes notevolissimo, per approfondire maggiormente una realtà davvero notevole come la Laverna. In questo viaggio non poteva esserci traghettatore migliore di Av – K.” Massimo Argo – InYourEyesEzine

“Emotivamente intenso. Si potrebbe riassumere così Perspective / Prospective, secondo lavoro di AV-K (vecchia conoscenza di Frastuoni) su Laverna, uscito in occasione del decennale della label stessa. Quattro remix ed un inedito ci accompagnano in un viaggio oltre i confini delle più remote percezioni, laddove lo spazio ed il tempo tendono all’infinito. Da attento studioso del suono, Anacleto sfonda le porte del sacro, attraverso una rielaborazione di quell’Alchemy, di Giorgio Ricci, dal sapore mistico. È la volta della rilettura di un brano di Fabio Anile.When Nothing Happens” culla dolcemente il viaggiatore, assopito, in uno stato di trance-conciliazione dell’anima. Cambia l’atmosfera in The Weariness Of The Filtered Words, rework della traccia di William Capizzi. Sonorità più oscure destabilizzano l’”ambient” precedentemente creato, dando libero sfogo ad una sorta di “spleen”. A rincarare la dose ci pensa, poi, l’unico inedito del disco. Caesar si presenta avvolta dal mistero: oscurità e picchi inquieti si infrangono sugli specchi della mente. Suggestiva quanto basta, indispensabile. L’opera si completa con la meravigliosa “analisi del testo” della poesia di Gigi Masin: The Last DJ. Un mare in tempesta di sentimenti si abbatte sugli scogli che circondano il cuore. Impossibile restare indifferenti dinanzi a tale meraviglia, esaltata dalla maestria di un grande restauratore del suono: AV-K. Perspective / Prospective non fa altro che confermare il talento e le grandi capacità di AV-K, al secolo Anacleto Vitolo. Vivamente consigliato!” Gerry D’Amato – Frastuoni

“Anacleto Vitolo – Av-k L’ultimo fuoriclasse del made in Italy elettronico Una parabola ascendente che pare destinata a proseguire sulla sua strada: questa la traiettoria che la carriera di Anacleto Vitolo ha intrapreso negli ultimi anni. Un percorso ancora breve, ma dalle radici profonde, saldamente piantate nell’underground elettronico napoletano e in particolare nella seminale esperienza controculturale del collettivo RXSTNZ. Nato batterista e presto divenuto Kletus Kaseday e costruitosi una reputazione principalmente come beatmaker istrionico e imprevedibile, Vitolo ha portato avanti la sua personalissima ricerca abbracciando progressivamente sempre più ambiti e rivelandosi musicista autentico e polivalente. Figli di questo cammino sono stati il riuscito esperimento a cavallo fra ambient melodica e glitch a nome K.Lone prima e l’ultimo, definitivo alter-ego Av-k poi. La firma con cui qualche settimana fa ha visto la luce “Fracture”, l’album della definitiva consacrazione…” Matteo Meda / Ondarock – INTERVISTA

 “In queste 7 tracce AV-K ci conduce in un autentico buco nero per oltre un’ora di musica. Elettronica densa e scura come fango, ritmi che restano incagliati in maglie dub scurissime, rumore e microsuoni che deragliano dappertutto senza un ordine preciso, per una musica che sa essere allo stesso tempo claustrofobica e avvolgente. Così, ogni pezzo è una sorta di via crucis, un percorso doloroso in cui ogni spiraglio di luce in fondo al tunnel altro non è che un treno proveniente dalla direzione opposta. Si perché anche quando il suono si fa più lineare, luminoso e intellegibile, anche quando ipotesi ambient cercano di schiarire l’inferno, bastano pochi breakbeat o qualche sferragliante residuo di rumorismo post-industriale a far precipitare tutto nel caos. Ciò che stupisce di questo disco è la cura dei dettagli. A dire, in oltre un’ora di musica non ci sono suoni sprecati, non c’è nulla di lasciato al caos, ed ogni incastro ha una sua logica. La direzione è quella giust” Antonio Ciarletta / BlowUp – AV-K /// Fracture

“Un tempo si definivano ‘artisti emergenti’, ‘giovani promesse’. Oggi questi alchimisti metà umani, metà ‘soundborg’ rappresentano l’avanguardia futurista di un suono italiano che tenta di uscire dalle pastoie indie/pop/rock inoltrandosi dentro quell’universo comunque poco esplorato del suono di ricerca. Il Salernitano a(nacleto) v(itolo) -k è una delle migliori espressioni elettroniche tricolori oggi in circolazione, un indagatore sonico che non fa sconti e non scende a compromessi. In questo lavoro, il primo licenziato per la digital label Manyfeetunder in forma fisica, av-k dipinge un affresco a tinte fosche, fratture intime dell’animo che solo la fredda tecnologia riesce a descrivere. PER UMANOIDI ASSOCIATI.” Mirco Salvadori / Rockerilla – AV-K /// Fracture

“Vitolo è un multiforme sperimentatore di modi, tecniche e strade. Sotto la coltre, un crocevia di suoni: industrial, glitches, hip hop, dub, dreni. Nella presente si adopera per un disco d’atmosfera, scuro e introverso, declinato secondo cadenze ambientali a loro volta impalcate sopra costrutti ritmici variegati, techno fratturata , compulsino sottilmente rumoriste e varia meraviglia. Da seguire.” Daniele Ferrieo / Rumore – AV-K /// Fracture

“Fracture” è anche la prima uscita di una nuova realtà discografica chiamata Manyfeetunder…Un ruolo importante, dunque, che questo secondo full-length firmato Av-k assolve nella migliore delle maniere, tracciando un filo conduttore fra tutte le precedenti esperienze di Vitolo. C’è la sperimentazione scenografica, tradotta nelle bordate in stile Vatican Shadow di “2” e nell’oppressionepost-rave di “Drag” strappata all’Haswell meno terrorista. C’è l’estetica del disturbo, omaggiata nel finale alla Kevin Drumm di “1114” e il cui alone pervade l’intero lavoro. Se l’elettronica in un futuro prossimo riuscirà finalmente a parlare l’italiano come lingua madre, molto del merito andrà ad Av-k. E chissà, forse anche a Manyfeetunder.” Matteo Meda / Ondarock – AV-K /// Fracture

“Su lande oscure e desolate il musicista muove i suoi passi, lentamente. Attorno è il nulla, delirio post apocalittico, fosche atmosfere pervadono gli animi. Su plumbei droni si fanno largo loop percussivi ipnotici, rumori di ferraglia, terroristici raid distorti (Prx/Dlt). Talvolta pare non ci possa essere nessuna via di scampo, un macigno pesa sul petto, si fatica a respirare (Morph).Se We apre la porta a glitch percussivi meno tetri del solito, la titletrack suona come i Boards Of Canada che incontrano Tim Hecker in territorio Tri Angle. Un barlume di fiducia in un distopico presente, un’illusione che sarebbe bello ritrovare in ruolo da protagonista nei prossimi lavori.” Simone Zagari / Deerwaves – AV-K /// Fracture
“Fracture è dunque legato al dettaglio sonoro come dimostrazione dell’ampiezza di una tavolozza virata com’è ovvio su toni grigiastri d’area industrial, ma in grado di screziarsi in forme sonore sempre mutevoli e vive, di una densità sonora più corposa e, a tratti, intrigante. Lavoro ostico e notturno, Fracture, ma al contempo uniforme per atmosfere ed eterogeneo per applicazioni.” Stefano Pifferi / SentireAscoltare – AV-K /// Fracture

“Fracture” suggerisce immagini e suggestioni inconscie e polivalenti. Sa inquietare ma anche rilassare e intrattenere. Sa fare da sottofondo ma anche da interferenza. Come una colonna sonora per indagini neurologiche o viaggi nel buco nero dei rimpianti del Creatore. Scorie e nebulose sonore si diffondono intorno all’ascoltatore. I beat solleticano stomaco e cuore. I feedback scuotono la mente e la portano altrove.” Federica Cacciari / Music Addiction – AV-K /// Fracture

“Se uno prende pezzi come “Drag” e “1114”, può pensare a un tipo di operazione simile a quella di Ben Frost nel suo ultimo disco, anche perché in “Drag” c’è un battito quasi techno a spingere avanti una massa di suono che ricorda molto un paio di cose di A U R O R A. Se invece si ascoltano altri brani (ottimo quello d’apertura, semplice e imponente), si vede come Anacleto salti da glitch e “autechrerie” a un battito più industrial, ma anche a soluzioni del tutto inaspettate, come quel frangente sostenuto di “We”, che sembra preso pari pari da Quique dei Seefeel. Di sicuro, come suggerisce la copertina, Fracture è in qualche modo uniforme, ma io personalmente avrei bisogno che AV-K mi parlasse con una sola voce a uscita, ben distinguibile. Questo, però, sono io. Alla luce dei consensi raccolti in giro, vi consiglio un paio di ascolti ponderati, non mi stupirei se vi piacesse.” Fabrizio Garau / The New Noise – AV-K /// Fracture
“Seconda uscita davvero sorprendente per il talentuoso artista salernitano Anacleto Vitolo, che dopo il suo esordio in Laverna con l’album “A Centripetal Fugue” e una firma con la prestigiosa Fat Cat, sceglie una piccola produzione, Manyfeetunder, per il suo “Fracture”, segnando di fatto, come preannunciato dal titolo, una nuova ripartenza. Dall’ambient sofisticato del primo lavoro ad una rivalutazione in senso qualitativamente ‘alto’ della sua originaria passione per la techno. Gli ambiti di ripescaggio tengono senz’altro conto della scena di Detroit ma anche dei precursori più illuminati della terra di Albione della Warp Records (elettronica e dark ambient) fino ad arrivare al Ben Frost di “Theory of Machines” (2007). La ricerca sembra rivolgersi verso l’intensità sonora, verso la densità e l’intricante gioco del glitch, in grado di diradare e comprimere, nebulizzare, stratificare e forgiare morfologicamente la struttura complessiva, l’intera impalcat” Romina Baldoni / Distorsioni.net – AV-K /// Fracture
“Fracture di Anacleto Vitolo, con il suo pseudonimo Av-k, è un album che riesce ad emergere nel panorama elettronico italiano e che riesce a presentarsi in maniera egregia anche all’estero. Un risultato interessante per un musicista poliedrico di cui si parlerà ampiamente in futuro.” Flux Webzine – AV-K /// Fracture (manyfeetunder/concrete)

“…un minimalismo dell’animo che richiama alla mente Fabio Orsi, Murcof e Rafael Toral..si fa suono lo scenario pre-disastro così ben affrescato da Von Trier nel suo Melancholia” av-k – A centripetal Fugue (Antonio Ciarletta / BlowUp)

“Prosegue sempre più irrefrenabile l’ascesa del talentuoso Anacleto Vitolo. Dopo l’esperienza sci-fi di Kletus Kaseday e le ottime geometrie oblique a nome K.Lone, il producer campano ha deciso di rendere suo pseudonimo il nome che già lo rappresentava a livello produttivo ( AV-K prod )ed è arrivato a siglare un contratto con un pilastro come la FatCat Records, regalando nel frattempo alla Netlabel Laverna.net questo piccolo gioiello ambientale. A centripetal fugue dilata tempi e spazi per imbarcarsi in viaggi interstellari (S-FLM, Amniotico), dar luogo a visioni rallentate (Title track, Freefall in slow motion) ed esplorare pulsazioni e sfumature embrionali (290513, Anxiety). Una fuga dalla realtà MAGISTRALE.” av-k – A centripetal fugue (Matteo Meda – Rockerilla)

” Anacleto Vitolo, non pago d’aver esplorato la scienza della della HH in formato cibernetico ( Internos ) nonchè il cinema, i reading o la letteratura, è recentemente approdato anche su FatCat Records. Qui dedicandosi ad ambient-electronics e droni, senza colpo ferire regala un dischetto magniloquente, imperfetto, piacevolissimo, tutto da crescere con ascolti successivi, ma pulsante di vita psichedelica.” av-k – A centripetal fugue (Daniele Ferriero – Rumore Mag.)

“Lo spessore del progetto Internos è senza dubbio rilevante, qui non parliamo di mera musica, di musica fine a se stessa. C’è una chiave di lettura filosofica dietro l’ideazione di questo progetto: l’impatto del digitale e dell’artificiale sulla vita naturale.” A.rota.B & Kletus.K – INTERNOS – One Blood

“Dopo aver seguito da vicino l’evoluzione artistica del producer campano Anacleto Vitolo, vi proponiamo un approfondimento di questo ambizioso progetto musicale. Dal timido esordio di matrice hip-hop fino alla firma con un’etichetta di respiro internazionale (FatCat Records) , Anacleto incarna l’iperattività artistica propria di chi ha deciso di fare della musica la strada da seguire, dettandone tempi e ritmi . A fine intervista, più che con delle risposte, siamo tornati a casa con nuove domande e spunti di riflessione. – See more at: http://www.sonofmarketing.it/interviste-anacleto-vitolo/#sthash.3kBMzwKz.dpuf” Intervista ad Anacleto AV-K prod. Vitolo (Carmine Vitale – Sonofmarketing)

“Anacleto Vitolo è titolare di diversi progetti di musica elettronica, industriale o ambientale. L’ultimo disco a nome AV-K (prod.), in free download per Laverna.net, è “A Centripetal Fugue“, un album di ambient coraggiosa che ha parecchio colpito la redazione di Music Addiction. Ne parliamo con l’autore cercando di cogliere motivi e ispirazioni di un produttore dai molteplici interessi…” Intervista ad Anacleto Vitolo (Federica Cacciari – Music Addiction)

“…da un lato l’ottima scrittura di A.Rota.B, che per metrica e figure di suono dimostra la propria maturità lirica, dall’altro il sound glaciale di Kletus, ricco di acidità e legnate sui denti (“Il consumismo”, “Il controllo”). La somma delle parti non può che convincere . Consigliato, non c’è dubbio.”A.rota.B & Kletus.K – BRA – Rapmaniacz

“È A Centripetal Fugue di AV-K, giovane musicista italiano che si sta facendo un nome anche fuori dai confini – prossimo l’esordio per FatCat – l’album impalpabile del mese, con le sue sinusoidali evoluzioni a metà tra l’ambient più rarefatta e il droning meno canonico spruzzato di asprezze industrial e glitchismi vari che contribuiscono a costruire un immaginario insieme gelido e umano, visionario e minaccioso. Con un piccolo sforzo, non saremmo lontani dalle lande made in Miasmah, ma per ora lodiamo la nostra net-label Laverna, per cui il disco “esce”.”av-k – A centripetal fugue (Stefano Pifferi – SentireAscoltare)

“…un cyber-hip-hop aggressivo e rugginoso, che ricorda in parte il primo Dalek. In pieno spirito Dick-iano e Ballard-iano, “Internos” si snoda come un concept-album sull’avvento di un mondo prossimo venturo dominato da una sorta di fascismo tecnologico…Dal punto di vista del messaggio l’invettiva è chiara, , tuttavia nei testi viene portato avanti senza che si scada nella facile retorica. Per di più l’uso del vernacolo salernitano – in alcuni pezzi – conferisce maggiore autenticità all’impasto di elettronica e metallo.”A.rota.B & Kletus.K – INTERNOS – Antonio Ciarletta – Ondarock (7)

“Il suono è orgogliosamente ambient, un po’ ispirato al drone e un po’ macchiato dal glitch, e rimanda a suggestioni religiose e organiche, tra Klause Shulze e Cliff Martinez. Una delle tracce s’intitola “Amniotico”, proprio come il valore dei suoni, giostrati secondo frequenze, ampiezze, timbri, durate e feedback… Ed ecco che la fuga centripeta del compositore supera il concetto stesso di “fuga” riprendendo i concetti messi in atto da Satie e Cage, con evocazioni simboliche e sospensioni di note dove il ritmo è soltanto suggerito dal lavoro sul volume e i fade in od out.”av-k – A centripetal fugue (Federica Cacciari – Music Addiction)

“Incanto”, sì, ecco il termine adatto. Quello stesso incanto che dà il titolo al primo lavoro a nome K.lone del salernitano Anacleto Vitolo, classe 1985, già attivo come dj e produttore hip-hop con i progetti Framedada e Kletus Kaseday e oggi alle prese con un’elettronica minimalista e poetica, fatta di sonorità quanto mai ariose, vicine all’ambient e al glitch. Passo dopo passo, Enchantment mostra tutte le potenzialità per trasformarsi in un avvolgente sottofondo musicale per animi riflessivi persi nei meandri della propria psiche o, più semplicemente, a caccia di evasioni dalla sterile materialità che prospera tutt’intorno. Elettronica sì, ma dal cuore puro e un’attitudine al sogno e alla nostalgia alla quale abbandonarsi senza pensarci su due volte.”K.Lone Enchantment – Mario Esposito – sonofmarketing

“K. Lone ci propone un lavoro che vede l’ambient, il glitch e l’elettronica Middle Europea come coordinate artistiche del progetto. Riferimenti dell’artista sono gli Apparat, Ellen Allien, Modeselektor ed elementi di musica classica con suggestioni di archi e violini, presenti nella visionaria “Bon Voyage”, fino a lambire territori post-rock come in “Remember The First love”. Sommersi da beat elettronici, suoni lisergici e un’atmosfera sognate e rilassata, “Enchantment” dimostra di essere un titolo decisamente pragmatico. Elementi di Trip Hop e suoni eterei trasportano l’ascoltatore in un’altra dimensione e si è come ipnotizzati da undici tracce davvero di ottima fattura ad opera di un artista che ha saputo far proprie le varie ed innumerevoli esperienze in ambito musicale, creando così un mosaico di sonorità davvero stupefacente. I brani si susseguono l’uno dopo l’altro e beat dopo beat l’ascoltatore è trascinato delicantamente in un soffice vortice d”K.Lone Enchantment – Luigi Di Lorenzo – Outune.net

“…Anacleto vitolo, già attivo con vari pseudonimi nel mondo dell’hip-hop, dà vita al suo progetto più impegnato e sofisticato…il vertice emotivo con l’ingresso della chitarra elettrica nella meravigliosa Remember The First Love e la perfezione formale nella sognante Cat Redux. UN NOME NUOvO E PROMETTENTE PER L’ELETTRONICA ITALIANA.” K.Lone Enchantment – Matteo Meda – Rockerilla

“In “Enchantment” Vitolo fa sua quell’estetica digitale fatta di glitch, ambient e post-rock che ha dettato legge almeno per un decennio…un suono liquido ed etereo, che scorre placido come un ruscello ma che riesce anche ad emozionare…la qualità della scrittura è buona e il suono è così luminoso che è difficile non rimanerne abbagliati.”K.Lone Enchantment – Antonio Ciarletta – Ondarock

“…Enchantment è in questo senso un prodotto della nostra epoca: scorrendo le undici tracce strumentali, si ha la percezione di un coacervo di influenze e di sapori noti che viene con sapienza e ludicamente distillato.l linguaggio attraverso cui il meccanismo si realizza è molteplice: l…la chiusura di “Ashes in the sea” gioca con “Zawinul/Lava” da “Another Green World” del maestro Eno, come a salutare evocando un nume tutelare sotto la cui stella iscrivere e godersi questo interessante lavoro.”K.Lone Enchantment – Davide Astolfi / Shiver

“Enchantment” s’insinua nelle fessure che dividono abitudine e stupore, diventando il collante tra i due opposti… pezzi come “Bon voyage”, sogno di un androide innamorato, languore struggente che evoca le sonorità immaginifiche diBjork. La ritmica seducente di “The k angle” in cui luci e ombre designano ingegnerie musicali che aspirano al modello Autechre. O ancora “Cat redux!”, intrigante e pericoloso trip hop, “Clouds” e “Blank page”, sorprendenti ispirazioni downtempo. E “Remember first love”, tra ambient e shoegaze stellare. “Enchantment” è un prezioso tassello nel mosaico del variegato percorso di K.Lone, tra visionaria elettronica e sperimentalismi trasversali che ammiccano a generi confinanti. Ed è probabile che rimanga a girare nel vostro stereo per un bel po’.”K.Lone Enchantment – Roberta D’orazio (Rockit) Album del giorno 13/09/2012

“…Il contenuto lirico, a forte impronta polemica e con gran tocco visionario, funge da collante fra rime e soundscapes: le basi sono un resoconto personale dell’asse che procede da Dalek verso Anticon, Techno Animal, Def Jux e dintorni. forti delle scelte personali e della tradizione classicamente hip hop che sottende il tutto.”- A.rota.B & Kletus K aka INTERNOS – recensione di Daniele Ferriero per RUMORE.

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